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Dajana Gioffrè

Accessibilità del patrimonio museale: una sfida anche digitale

Come rendere accessibile il patrimonio culturale

Sono milioni i visitatori che ogni anno mettono piede all’interno dei musei italiani. Giusto per dare un’idea, gli Uffizi di Firenze hanno superato i 5 milioni di visitatori nel 2023. Ovviamente la scala è mondiale: sono moltissimi i turisti che scelgono il bel Paese come meta per i loro viaggi e dobbiamo dare per scontato che molti di questi turisti abbiano una disabilità. Non è possibile misurare con certezza quanti siano i turisti con disabilità che visitano il nostro paese, ma è possibile ricavare il potenziale: in Europa sono più di 80 milioni le persone con disabilità certificata, e un miliardo se consideriamo l’intero globo. Insomma, numeri importanti che ci fanno comprendere che l’affermazione secondo cui “le persone con disabilità sono la più grande minoranza al mondo” probabilmente è piuttosto vera. C’è anche un’altra variabile che si intende sottolineare in questa piccola introduzione: grazie al lavoro svolto dall’ONU nella divulgazione e successiva ratificazione della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità  da parte di molti stati del mondo, le persone con disabilità stanno acquisendo sempre di più la consapevolezza di essere soggetti attivi della società, soggetti che vogliono viaggiare e entrare in contatto con il patrimonio culturale che c’è a disposizione.

Cosa significa rendere accessibile il patrimonio culturale?

L’opinione di chi scrive è che, insieme al mondo universitario, quello culturale sia l’ambito in cui il tema dell’accessibilità è stato recepito meglio. Pensiamo alle linee guida del Ministero della Cultura (ahimè caricate sul sito in un formato non accessibile) che dichiarano uno sforzo e una consapevolezza importanti su questi temi. Non è facile rendere accessibile alle persone con disabilità il patrimonio culturale, nonostante ciò le linee guida hanno dato un ottimo input agli addetti ai lavori per tirare su le maniche e iniziare percorsi di accessibilità che possano dare vita ad alcune eccellenze nel nostro Paese.

I metodi principali riportati nelle linee guida del MIC riguardano, ovviamente, l’abbattimento delle barriere architettoniche, l’accesso al materiale culturale potendo usufruire di più sensi (ad esempio poter toccare sculture o riproduzioni di esse), utilizzare un’illuminazione adeguata, che tenga conto dell’ipovisione e dell’osservazione anche da seduti, materiale tradotto in lingua dei segni e potrei continuare a lungo questa lista. Tuttavia c’è un ambito che spesso rimane nascosto, in sordina, come se non fosse importante, ma che in realtà amo definire “l’anticamera dell’esperienza accessibile” ovvero il sito web del museo. Il sito web è il modo migliore per una persona con disabilità di scoprire quali sono le strategie accessibili che il museo mette a disposizione, di seguito un piccolo elenco:

-        Eventuale scontistica per persone con disabilità e loro accompagnatori

-        Ingresso accessibile (soprattutto in luoghi gestiti dalla soprintendenza ai beni culturali, le facciate degli edifici non vengono modificate, creando di conseguenza ingressi accessibili spesso laterali o posteriori rispetto all’ingresso principale)

-        Presenza di sedie a ruote di cui usufruire durante la visita

-        Servizi igienici accessibili

-        Presenza di percorsi accessibili (ad esempio: mappe tattili, spiegazioni in lingua italiana dei segni ecc…)

-        Individuare e-mail da contattare in caso vi siano necessità specifiche non esplicitate nel sito web

Insomma, le informazioni sono molteplici e la persona può farsi un’idea del tipo di visita che svolgerà proprio grazie alle informazioni che potrà ricavare dal sito web.

Il PNRRR ha dato senza dubbio una spinta importante all’accessibilità in generale nel nostro patrimonio culturale e ha tenuto conto anche dei siti web, in un’ottica legata alle motivazioni riportate qui sopra. L’accessibilità a 360 gradi è parte integrante dei suoi obiettivi dunque la speranza è che non sia solo una goccia nel mare ma che considerare l’accessibilità culturale sia in ambito fisico sia digitale rappresenti una prassi.

 

Insomma, il potenziale è enorme, le opportunità anche. In fondo, c’è un motivo se ci chiamano “Bel Paese”! Approfittiamone.     

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