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Guido Giuliani

Alex Zanardi: la storia e le sfide dopo l’incidente

La storia di Alex Zanardi è complessa e fonte di ispirazione, per la sua reazione all'incidente

Quando si tratta di persone con disabilità, Alex Zanardi rappresenta sicuramente un’icona indimenticabile. Un uomo capace di rialzarsi dalle più grandi difficoltà che la vita gli potesse presentare, tra lutti, incidenti, delusioni, senza mai mollare e senza abbandonare una straordinaria voglia di vivere. Un esempio di lotta all’abilismo e alla compassione, che merita di essere raccontato. Vediamo quindi la storia di Alex Zanardi, dai successi alle delusione e l’incidente, per la definitiva consacrazione.

La vita di Alex Zanardi

Alessandro Zanardi, comunemente noto come Alex, nasce il 23 ottobre 1966, a Bologna. Il padre era un idraulico, la madre una sarta. A tredici anni deve già sopportare il primo grande ostacolo che la vita gli presenta: in un incidente stradale, nel 1979, perde la vita la sorella maggiore, Cristina.

Diplomato come geometra, è sposato con Daniela Manni: la coppia ha avuto un figlio, Niccolò, nel 1998. Fin da bambino ha mostrato una grande passione per i motori e le corse, che lo ha portato a intraprendere la via della F1 e dei campionati automobilistici nella parte iniziale della sua carriera da sportivo professionista.

Il pilota Zanardi

Come spesso avviene, la carriera automobilistica di Zanardi inizia sui kart. A sedici anni, nonostante gli sfavori del pronostico, dato che correva su un kart regalato dal padre che gli faceva da unico meccanico, riuscì ad arrivare terzo nel campionato nazionale 100cc. Così facendo, ottenne una sponsorizzazione da un produttore di ruote di kart: ciò gli permise di compiere rapidi progressi, arrivando, nel 1987, a conquistare il campionato europeo nella categoria 135cc.

Nel 1988 esordì in Formula 3, dove rimase per tre anni, faticando i primi due, anche per una vettura competitiva, ma riuscendo a ottenere la prima vittoria nel 1990. Nel 1991 passa alla Formula 3000, vincendo la gara d’esordio e ripetendosi poco dopo al Mugello: nonostante ottime prestazioni in qualifica, i numerosi problemi di affidabilità che coinvolsero la macchina non gli consentirono di andare oltre il secondo posto. Venne comunque premiato come miglior pilota dell’anno da Autosprint.

Alex Zanardi su una macchina di F1

La carriera in F1

Grazie ai risultati nelle categorie giovanili, nel 1991 ottenne l’occasione di sostituire Roberto Moreno, pilota titolare del team Jordan. Nelle sue prime tre gare giunse due volte nono e fu costretto una volta al ritiro quando si trovava in ottava posizione. Ciononostante, i problemi economici che affliggevano la squadra non consentirono loro di rifirmare Zanardi, puntando su Mauricio Gugelmin che portava ingenti sponsorizzazioni.

A metà del 1992, sostituì Christian Fittipaldi, infortunatosi, alla guida della Minardi, ma nelle tre gare che ebbe a disposizione non si distinse particolarmente.

Nel 1993 e 1994 corse per la Lotus, anche se solo nel primo anno fu pilota titolare. Nel Gran Premio del Belgio la rottura delle sospensioni lo portò a schiantarsi contro le barriere a 240 km/h: rimase sostanzialmente illeso, ma per l’impatto scaricato sulla sua schiena guadagnò 3 cm di altezza.

Ritornerà in F1, con lo storico team Williams, nel 1999, ma anche qua le cose non andranno come sperato, terminando la stagione a zero punti.

La carriera da pilota negli USA

Gli scarsi successi ottenuti in F1 non gli consentirono di ottenere un sedile per gli anni successivi, per cui decise di emigrare negli USA. Dal 1996 al 1998 corse in Formula CART, per il team Ganassi. Vinse il titolo di Rookie of the Year poiché dalla seconda metà dell’anno era sempre a giocarsela per la vittoria.

Nel 1997 e nel 1998 vinse il titolo, con delle prestazioni davvero dominanti, soprattutto nel secondo anno. Tali successi gli valsero una nuova chiamata in F1, anche se, come detto sopra, senza grandi risultati.

Nonostante i riconoscimenti, molti colleghi criticarono Zanardi per il suo stile di guida molto aggressivo. Venne spesso attaccato per questo motivo durante le riunioni dei piloti e causò un brutto incidente nel GP di Mid-Ohio.

Il primo grave incidente di Alex Zanardi

Nella sua seconda esperienza americana, dal 2000 in poi, in seguito alla sfortunata esperienza con la Williams, le cose non andarono come sperato. Non si trovò mai in lizza per il titolo e la vettura ebbe numerosi problemi di affidabilità, oltre a gravi errori di strategia.

Nella gara tedesca dello Stato del Brandeburgo, al Lausitzring, mentre usciva dai box perse il controllo della vettura, forse a causa di una macchia di olio. La macchina di Zanardi si trovò in posizione orizzontale sul tracciato, dove, ad altissima velocità, sopraggiungeva Alex Tagliani, che non riuscì a evitare lo scontro.

L’impatto causò l’immediata amputazione degli arti inferiori di Alex Zanardi, che rischiò di morire dissanguato. Dovette attraversare 4 giorni di coma farmacologico, sei settimane di ricovero e una quindicina di operazioni.

La riabilitazione fu lunga e fondamentale. Nel 2003, solo due anni dopo l’incidente, tornò a correre sullo stesso circuito, con una vettura appositamente modificata, per concludere i 13 giri che mancavano alla fine della gara, quando aveva avuto l’incidente.

Zanardi simbolo e ispirazione per le persone con disabilità

La capacità di non abbattersi e di reagire sono sempre state tra le grandi doti di Zanardi. Tuttavia, di fronte a un ostacolo grande come quello che dovette affrontare nel 2001, ben pochi si sarebbero aspettati una simile reazione. La sua voglia di vivere e di godere ogni istante dell’esistenza sono il suo tratto distintivo e il motivo per cui rappresenta un simbolo e un’icona per moltissime persone.

Come disse lui stesso:

«È possibile che se il fulmine m'è arrivato tra capo e collo una volta mi colpisca nuovamente, ma rimanere a casa per evitare e scongiurare quest'ipotesi significherebbe smettere di vivere, quindi no, io la vita me la prendo».
Zanardi su handbike per l'Italia

La carriera nel paraciclismo di Zanardi

L’esordio in tale disciplina avviene nella maratona di New York, nel 2007, dove sorprese tutti arrivando quarto. Il talento era cristallino e i successi non tardarono ad arrivare. Nel 2010 vinse il titolo tricolore. Nel 2011 ottenne l’argento europeo nella prova a cronometro e la quinta posizione nella prova in linea.

Alle Paralimpiadi di Londra 2012 vinse l’oro sia nella prova in linea sia in quella a cronometro. Nella staffetta a squadre mista H1-4, assieme a Francesca Fenocchio e Vittorio Podestà, ottiene l’argento.

A Rio 2016 ottiene l’oro nella cronometro, l’argento nella prova in linea e l’oro nella staffetta mista H1-5. A questi successi si aggiunsero innumerevoli titoli mondiali. Se vuoi saperne di più sulla disciplina, ti consigliamo la lettura di un articolo specifico sulle handbike: puoi trovarlo a questo link.

A giugno 2020, un nuovo grande ostacolo si abbatte su Alex Zanardi, quando perde il controllo della sua bici scontrandosi contro un camion. Nel gennaio 2021 riacquista conoscenza e dal dicembre 2021 è tornato a casa per svolgere la riabilitazione, con la giusta riservatezza che si deve a una situazione del genere.

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