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Guido Giuliani

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Identity first e person first: cosa significa?

L'approccio più comune è person first, ma non mancano persone che preferiscono identity first

Una persona con disabilità motoria per illustrare cosa significa identity first e person first

Navigando sul web o leggendo libri e giornali potreste aver incontrato questa espressione: “identity first”. O magari avete incontrato l’alternativa, “person first”. Si tratta di espressioni relativamente recenti, relative al wording sulla disabilità, ossia al dibattito su quale sia il linguaggio giusto da usare quando si parla di disabilità. Le parole sono certamente un mezzo e non un fine, ma scegliere di usare determinati mezzi racconta molto di noi e delle nostre idee. Ecco perché è importante usare le parole giuste. Pertanto in questo articolo vi spieghiamo cosa significa “identity first” e cosa vuol dire “person first”, con tutte le differenze fra le due locuzioni.

L’importanza delle parole quando si parla di disabilità

Come spiegato nell’introduzione, usare le parole giuste è sempre importante, ma vi sono ambiti in cui è ancora più importante usarlo. “Parlare bene” è essenziale quando sono in ballo diritti fondamentali, dato che le parole possono essere fortemente discriminatorie e impattare in maniera importante sulla vita di un individuo, nonché influenza moltissimo la cultura dell’inclusione della nostra società.

Il team di Accessiway lavora con un approccio person first

Vi sono parole di per sé neutre, ma che hanno assunto nei secoli un connotato profondamente discriminatorio, vuoi perché usate in certe epoche storiche o perché fatte proprie da gruppi di persone che miravano a ledere i diritti umani. La parola “negro”, per esempio, non è altro che un latinismo per definire il colore nero, ma i secoli di razzismo, sfruttamento e schiavitù hanno reso tale parola, riferita alle persone con la pelle scura, un’espressione da evitare.

Allo stesso modo, in materia di disabilità, l’evoluzione del linguaggio è stata notevole, partendo dal vecchio e discriminatorio “handicappato”, per poi passare a “disabile”, “diversamente abile” e “persona con disabilità”, con una progressiva presa di coscienza sul fatto che la disabilità è una condizione e non l’elemento identificativo della persona. In caso voleste approfondire l’argomento, vi consigliamo i seguenti articoli:

Cosa significa person first?

Person first è la modalità di riferimento alle persone con disabilità più comune e consigliata. Adottare un linguaggio person first significa dare risalto alla persona anziché alla disabilità, che viene considerata una condizione, una descrizione aggiuntiva. Per esempio, anziché dire “persona disabile”, adottando l’espressione person first si dirà “persona con disabilità”; anziché dire “persona autistica” si dirà “persona con autismo”; anziché dire “persona dislessica” si dirà “persona con dislessia”, e così via.

Tale tipo di linguaggio ha il vantaggio di mettere in primo piano, appunto, la persona. Le persone con disabilità sono innanzitutto delle persone, e come tali bisogna riferirsi a loro. La disabilità va menzionata solo se rilevante nel discorso, esattamente come si fa per caratteristiche come i capelli biondi, per esempio. Al tempo stesso, la preposizione “con” indica che la disabilità sia una condizione temporanea, che “accompagna” la persona, ma che è destinata a diventare irrilevante laddove la società predisponga tutti gli strumenti per renderla tale, raggiungendo la piena accessibilità.

Cosa significa identity first?

Il linguaggio identity first ha come obiettivo di mettere al centro la disabilità, ritenuta un elemento rilevante per la persona. Stando agli esempi sopra citati, con un approccio identity first si useranno espressioni come “persona disabile”, “persona autistica”, “persona dislessica”.

La maggior parte degli individui con disabilità preferiscono mantenere la centralità della persona, ma non manca chi ritiene la disabilità un elemento distintivo, magari perché lotta fortemente e attivamente per i diritti, e preferisce un approccio identity first. L’idea fondante dell’approccio identity first è quindi di sottolineare la disabilità perché si ponga l’accento, l’attenzione, sulla condizione e si possa quindi smuovere la società per raggiungere la piena accessibilità.

Come detto sopra, questo approccio è minoritario, per cui è corretto, se ci si rivolge per la prima volta a una persona con disabilità, adottare l’espressione person first.

La vision aziendale con il team di AccessiWay che assiste alla presentazione di Guido Bordone, ex Disability Manager GTT.

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Un'immagine grafica promozionale di Accessiway per la Giornata mondiale del libro. In alto, su uno sfondo rosa chiaro, sono allineati verticalmente sette libri stilizzati di colori diversi. Sulla costa di ogni libro è riportato del testo in italiano: "ONU - MARRAKESH", "INCLUSIONE", "LEGGERE per tutti", "DIRITTO ALLO STUDIO", "GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO", "STUDIARE senza barriere" e "COSTITUZIONE ITALIANA". Sulla parte inferiore, a sfondo scuro, spicca lo slogan: "Ogni libro dovrebbe essere per tutti." con testo in bianco e giallo. In basso, la data e l'evento: "23 aprile · Giornata mondiale del libro".

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