Redazione
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7 maggio 2026
Accessibilità digitale aziendale: il caso Edenred
Da audit occasionali a un'accessibilità che vive dentro il design quotidiano. Come Edenred ha portato la conformità dal 79% al 90% in due anni con Accessiway.

Due anni fa, Edenred ha fatto una scelta. Smettere di trattare l'accessibilità come un controllo finale e iniziare a costruirla dentro il prodotto, fin dalla prima riunione di design. Una scelta semplice da raccontare, meno da realizzare. Ma i numeri di oggi parlano chiaro: conformità WCAG dal 79% al 90% sul portale principale, e un'esperienza che le persone con disabilità descrivono come semplice e autonoma.
In questo articolo ti raccontiamo come ci siamo arrivati insieme.
In sintesi
Cliente: Edenred, leader globale di soluzioni di pagamento per il mondo del lavoro, oltre 12.000 dipendenti
Cosa abbiamo fatto: portato l'accessibilità dentro il ciclo settimanale di design e sviluppo, fianco a fianco con i team Edenred
Risultati che parlano: conformità WCAG dal 79% al 90% in due anni, task completion rate dell'80% sull'app nuova contro il 56% del portale legacy
Approccio: un impegno che va oltre la conformità, sprint dopo sprint
Il problema iniziale: l'accessibilità arrivava tardi
Edenred faceva accessibilità seriamente anche prima. Audit puntuali sui propri siti e applicazioni, mappatura dei gap rispetto alle Web Content Accessibility Guidelines (WCAG), piani di correzione strutturati. Una buona base da cui partire. Ma lavorare in questo modo significava intervenire dopo, e ogni "dopo" è più caro del "durante".
Barriere ereditate dai touchpoint legacy
I prodotti più datati avevano una serie di barriere digitali ben note: etichette mancanti o sbagliate, focus che salta in posti casuali, struttura semantica improvvisata, contrasti cromatici sotto soglia. Sembrano dettagli. Per chi naviga con uno screen reader o senza mouse, sono la differenza tra un portale che funziona davvero e un portale inaccessibile.
Un'accessibilità fragile nel tempo
Edenred ha molti progetti digitali in corso contemporaneamente. Senza una governance comune e re-check programmati, le correzioni di oggi rischiavano di sparire al rilascio di domani. Uno sprint affrettato, un componente sostituito, un template aggiornato in fretta, e mesi di lavoro rischiavano di tornare da capo.
La conoscenza viveva solo dentro lo sviluppo
Il terzo nodo era culturale. Nei team Edenred, l'accessibilità era patrimonio quasi esclusivo dello sviluppo. Le decisioni a monte, prese in fase di brief, di design, di campagna, non passavano dal filtro accessibilità, e si traducevano in problemi a valle. Per cambiare gli output bisognava cambiare gli input. E quindi diffondere conoscenza ben oltre chi scrive codice.
La soluzione: lavoriamo dentro lo sprint settimanale
Insieme a Edenred abbiamo deciso un cambio di formato. Una presenza fissa dentro le attività settimanali di design e sviluppo dei prodotti. È così che l'accessibilità smette di essere un audit ed entra nella vita del prodotto, dove costa meno e rende di più.
Design review, prima dello sviluppo
Tutti i prototipi passano in revisione di accessibilità prima che parta lo sviluppo. Controlliamo interazioni, struttura semantica, contrasti, comportamento da tastiera. Risultato: oggi cinque dei 16 touchpoint principali hanno l'accessibilità in fase design, e copriamo il 31% dei nuovi flussi fin dalla nascita. Un dato che continua a crescere.
Production gate: niente compromessi sulle barriere critiche
Tutto il lavoro di rimediazione avviene in staging. Quando emerge una barriera critica, il rilascio in produzione si blocca finché non è risolta. Semplice e netto. L'accessibilità diventa parte dei criteri di rilascio, insieme a sicurezza e performance. Un confine chiaro che protegge le persone con disabilità che useranno il prodotto.
Re-test ricorrenti per fermare le regressioni
Sui 16 touchpoint chiave conduciamo audit periodici, con re-check programmati. Ogni nuova versione viene rivalidata sulle aree dove erano già state fatte correzioni. Tante piccole verifiche fanno, una dopo l'altra, una grande differenza: la conformità maturata negli anni precedenti si consolida invece di andare persa.
User testing con persone con disabilità
Le WCAG sono fondamentali, ma non bastano. Un sito può rispettare i criteri sulla carta e restare difficile da usare per chi si affida quotidianamente a uno screen reader o a un comando vocale. Per questo includiamo sessioni di user testing con persone con disabilità. Quello che esce da queste sessioni alimenta sia le correzioni in corso sia le scelte di design dei prodotti successivi. Si chiama progettare insieme alle persone che useranno il prodotto.
Workshop e Inclusion Days: la cultura conta
In parallelo abbiamo portato dentro Edenred workshop, role-play con screen reader, approfondimenti tecnici, Inclusion Days. Servono a costruire un linguaggio comune tra marketing, prodotto e sviluppo. Quando un product manager prova in prima persona a compilare un form usando solo la tastiera, l'accessibilità smette di essere un tema astratto e diventa una scelta di mestiere.
I risultati: due anni di lavoro insieme
Conformità WCAG dal 79% al 90%
Sul portale web Edenred in manutenzione attiva, la conformità è passata dal 79% al 90% in due anni. Il numero di criteri non conformi si è ridotto in modo significativo, e continueremo a salire. Tante piccole correzioni hanno fatto, una dopo l'altra, una grande differenza.
App nuova vs portale legacy: 80% contro 56%
Il dato che racconta meglio cosa cambia con l'accessibilità by design arriva dal user testing con persone con disabilità.
Sull'app Edenred, dove l'accessibilità entra dalle prime fasi di progettazione, le persone hanno completato l'80% delle attività e hanno descritto l'esperienza come semplice, vissuta con autonomia. Sul portale legacy, dove l'accessibilità è arrivata solo come correzione di problemi specifici, le stesse attività si sono fermate al 56%, accompagnate da confusione e frustrazione. Stesso brand, stesso protocollo. Il momento in cui entra in gioco l'accessibilità fa la differenza.
Una nuova cultura del prodotto
Il risultato meno visibile a report è quello che si vede di più nel quotidiano. L'accessibilità è entrata nei criteri con cui Edenred valuta una user story, un wireframe, una release. I team dialogano con persone che usano tecnologie assistive con sicurezza nuova. Status messaging, gestione dei form, ordine di focus: tutti elementi che adesso vengono validati settimana per settimana, dentro le normali attività di qualità.
"Lavorare con Accessiway ha trasformato il nostro approccio all'accessibilità. Quello che era iniziato come una serie di audit occasionali è diventato una vera partnership integrata nei nostri processi quotidiani. L'impatto sull'esperienza utente, soprattutto per chi si affida a tecnologie assistive, è chiaro e positivo. L'accessibilità è ormai parte di come progettiamo, costruiamo e portiamo valore alle persone che usano i nostri prodotti."
Cosa puoi portare a casa
Il lavoro con Edenred ha confermato tre cose che valgono in molti contesti diversi.
L'intervento precoce paga sempre. Quando l'accessibilità entra in fase design costa meno e produce esperienze migliori per tutti. Lo dice il delta tra l'80% di task completion sull'app e il 56% del portale legacy. Il fattore decisivo è il momento in cui inizia il lavoro.
Il production gate protegge il lavoro fatto. Bloccare i rilasci con barriere critiche aperte è il modo più semplice per evitare che ogni release rimetta in circolo problemi appena risolti.
La cultura conta quanto la tecnica. Workshop e Inclusion Days hanno effetti misurabili nel tempo perché spostano il baricentro: l'accessibilità inizia molto prima della prima riga di codice, e va costruita nelle persone che disegnano, scrivono, decidono.
L'accessibilità funziona quando diventa una pratica continua, sostenuta da dati e da processi che non dipendono dalla buona volontà di nessuno in particolare.
Edenred ci sta lavorando insieme a noi da due anni, l'obiettivo è portare la conformità ancora più in alto.
Un impegno che va oltre la conformità, sprint dopo sprint.
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Paolo Berro
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