Paolo Berro
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20 maggio 2026
Portafoglio digitale europeo (EUDI wallet): tra promessa di sovranità e rischio di esclusione
L'European Digital Identity Wallet viene presentato come uno dei pilastri della nuova sovranità digitale europea. Sulla carta, una piccola rivoluzione.

Entro fine 2026 ogni cittadino europeo avrà a disposizione un portafoglio digitale pubblico con cui identificarsi online, firmare documenti, accedere ai servizi sanitari, aprire un conto corrente o dimostrare la propria età senza consegnare più dati del necessario.
L'European Digital Identity Wallet, previsto dalla revisione del regolamento eIDAS, viene presentato come uno dei pilastri della nuova sovranità digitale europea: un sistema sicuro, interoperabile, capace di ridurre le frodi e semplificare la vita a cittadini e imprese. Sulla carta, una piccola rivoluzione.
In sintesi
Dal 2026 ogni cittadino europeo potrà conservare nel proprio smartphone una versione digitale dei documenti rilasciati dallo Stato. Il portafoglio digitale europeo apre nuove possibilità di sovranità sui dati, ma solleva anche questioni di esclusione, privacy e governance che vanno affrontate in fase di progettazione.
Il wallet permette attestazioni selettive: dimostrare l'età, firmare un contratto, autenticarsi a servizi pubblici stranieri senza condividere più informazioni del necessario.
La volontarietà rischia di trasformarsi in obbligatorietà di fatto: chi non ha smartphone o competenze digitali può restare escluso dai servizi essenziali.
Privacy e governance restano i nodi più complessi: minimizzazione dei dati, non collegabilità delle transazioni, regole chiare per sospensioni e ricorsi.
L'inclusione deve essere un criterio progettuale primario, non un'aggiunta successiva: servono canali ibridi, alfabetizzazione digitale e test con anziani e persone con disabilità.
Come funziona il portafoglio digitale europeo
Il principio è semplice: ciascuno potrà conservare nel proprio smartphone una versione digitale dei documenti rilasciati dallo Stato – carta d'identità, patente, tessera sanitaria, titoli di studio – e decidere di volta in volta quali informazioni condividere.
Non più fotocopie integrali di documenti, ma attestazioni selettive: dimostrare di essere maggiorenni senza rivelare l'indirizzo, firmare un contratto senza stampare carta, autenticarsi a un servizio pubblico straniero con le stesse credenziali usate nel proprio Paese. Il controllo dei dati, promettono le istituzioni europee, resterà in capo all'utente.
Volontarietà sulla carta, obbligatorietà nei fatti
Eppure, accanto alle opportunità, si moltiplicano le domande.
La prima riguarda il rischio di esclusione preventiva. Il portafoglio non sarà formalmente obbligatorio, ma cosa accadrà se banche, compagnie telefoniche, piattaforme private e pubbliche amministrazioni inizieranno a considerarlo la modalità standard di accesso?
La linea di confine tra volontarietà e obbligatorietà di fatto è sottile. Se un servizio diventa più rapido, economico o addirittura disponibile solo in modalità digitale, chi non possiede uno smartphone adeguato o non ha competenze digitali rischia di restare indietro.
Chi rischia di restare fuori dal wallet
In Europa quasi un quinto della popolazione non dispone di uno smartphone di ultima generazione, e tra gli over 75 l'uso abituale di internet crolla drasticamente. Per queste persone, l'identità digitale integrata in un'app può trasformarsi in un ostacolo anziché in una semplificazione.
Non si tratta solo di età anagrafica: persone con disabilità visive o motorie, cittadini con basso reddito, migranti senza una piena documentazione amministrativa potrebbero incontrare difficoltà nell'ottenere o utilizzare il wallet. Anche aspetti apparentemente banali, come una batteria scarica o un dispositivo danneggiato, possono impedire l'accesso a servizi essenziali se non esistono alternative fisiche realmente equivalenti.
Privacy e tracciabilità: la promessa più difficile da mantenere
Un secondo fronte di preoccupazione riguarda la privacy. Il progetto europeo si fonda su principi di minimizzazione dei dati e di non collegabilità delle transazioni: l'idea è che ogni interazione resti separata dalle altre, evitando la creazione di profili completi delle abitudini di un individuo. Tuttavia, la realizzazione tecnica di questa promessa è complessa.
Se il sistema venisse configurato in modo tale da utilizzare identificatori persistenti o da registrare centralmente le verifiche effettuate, si aprirebbe la strada a forme di tracciamento difficili da accettare in una democrazia liberale. La fiducia dei cittadini dipenderà dalla capacità delle istituzioni di dimostrare, con trasparenza e controlli indipendenti, che l'architettura del wallet non diventa uno strumento di sorveglianza.
Governance: chi può sospendere un'identità digitale
C'è poi la questione del potere di gestione. Un'infrastruttura di identità digitale concentra inevitabilmente responsabilità e poteri: chi può sospendere un wallet? Con quali garanzie di ricorso? In un ecosistema in cui l'identificazione è la chiave per accedere a servizi finanziari, sanitari e amministrativi, un blocco tecnico o un errore procedurale può avere conseguenze molto concrete sulla vita delle persone.
La governance del sistema dovrà essere chiara, multilivello e dotata di meccanismi efficaci di tutela per evitare che l'esclusione digitale si trasformi in esclusione sociale.
Le condizioni perché il wallet diventi un'opportunità
Tutto questo non significa che il progetto sia destinato a fallire. Al contrario, un'identità digitale europea ben progettata potrebbe rappresentare un'alternativa credibile ai grandi intermediari privati che oggi dominano l'autenticazione online.
Potrebbe rafforzare la sicurezza delle transazioni, semplificare la mobilità transfrontaliera e ridurre la burocrazia. Ma perché ciò accada, l'inclusione deve diventare un criterio progettuale primario, non un'aggiunta successiva.
Servono canali ibridi che garantiscano l'accesso anche a chi non usa lo smartphone, programmi di alfabetizzazione digitale, dispositivi alternativi a basso costo, test di usabilità con anziani e persone con disabilità. Servono soprattutto regole chiare che impediscano qualsiasi discriminazione nei confronti di chi sceglie di non utilizzare il wallet o non può farlo.
Tra emancipazione e nuovo filtro invisibile
Il portafoglio digitale europeo sarà uno dei simboli della trasformazione tecnologica del continente. Potrà essere uno strumento di emancipazione, capace di restituire ai cittadini il controllo sui propri dati, oppure un nuovo filtro invisibile che seleziona chi è dentro e chi è fuori dalla piena cittadinanza digitale. La differenza non dipenderà solo dal codice informatico, ma dalle scelte politiche e sociali che accompagneranno la sua attuazione.
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