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Paolo Berro

Accessibilità digitale: con le Linee Guida AgID le regole diventano realtà

Le regole ci sono, gli strumenti anche.

Il 4 marzo 2026 l'Agenzia per l'Italia Digitale (AgID) ha pubblicato le Linee Guida sull'accessibilità dei servizi digitali. Gli obblighi non sono nuovi — derivano dall'European Accessibility Act, recepito in Italia con il Decreto Legislativo 82/2022, e sono formalmente in vigore dal 28 giugno 2025. Quello che mancava era il quadro operativo: come valutare la conformità, come avviare le verifiche, come sanzionare chi non si adegua. Ora c'è. Con questo documento, l'Autorità dispone finalmente degli strumenti per applicare concretamente gli obblighi previsti dalla normativa europea.

Con la pubblicazione delle Linee Guida, AgID passa da autorità designata ad autorità operativa. Può avviare verifiche, ricevere segnalazioni dai consumatori, richiedere documentazione alle aziende e, se necessario, imporre misure correttive o sanzioni.

Cosa significa per le persone con disabilità

Prima di entrare nei dettagli tecnici, vale la pena fermarsi a riflettere su ciò che questo cambiamento rappresenta concretamente per milioni di persone.

In Italia 13 milioni di persone vivono con una disabilità. A queste si aggiungono anziani, persone con difficoltà temporanee, chi usa il telefono in condizioni di scarsa illuminazione o con una mano occupata. Tutti, ogni giorno, si scontrano con siti web che non funzionano con uno screen reader, app che non supportano la navigazione da tastiera, documenti PDF illeggibili, video senza sottotitoli.

Non si tratta di disagi minori. Significa non riuscire a comprare online, non poter accedere al proprio conto bancario in autonomia, non poter acquistare un biglietto del treno senza chiedere aiuto. Barriere digitali che riproducono — e spesso amplificano — le barriere fisiche che la società ha impiegato decenni a rimuovere. L'accessibilità digitale nasce proprio per evitare che l'innovazione tecnologica crei nuove forme di esclusione.

Le Linee Guida AgID non cambiano solo le regole per le aziende. Aprono la strada a un web che funziona davvero per tutti — e danno finalmente agli utenti uno strumento concreto per far valere i propri diritti.

A chi si applicano gli obblighi

Le regole riguardano chi eroga servizi digitali ai consumatori in questi settori: e-commerce, servizi bancari e finanziari, trasporti, comunicazione elettronica, media audiovisivi e piattaforme di distribuzione di e-book.

Un chiarimento importante: se un servizio è offerto sia a professionisti che a privati — come molti e-commerce B2B/B2C — l'intero servizio deve essere conforme, non solo la parte rivolta ai consumatori finali.

Sono esentate le microimprese con meno di 10 dipendenti e fatturato inferiore a 2 milioni di euro. La normativa considera microimpresa un'azienda con meno di 10 dipendenti e un fatturato o bilancio annuo inferiore a 2 milioni di euro.

L'onere sproporzionato non è un'autodichiarazione

Il Decreto prevede la possibilità di invocare l'"onere sproporzionato" quando i costi di adeguamento sono oggettivamente elevati rispetto alle dimensioni dell'azienda. Le Linee Guida chiariscono però che non basta dichiararlo: serve una valutazione documentata, basata su criteri specifici come il rapporto tra costi di conformità e fatturato, e i benefici stimati per le persone con disabilità.

ha ricevuto finanziamenti pubblici o privati per migliorare l'accessibilità — fondi PNRR inclusi — non può avvalersi di questa esenzione.

Le schede di controllo: il linguaggio comune tra aziende e AgID

Le Linee Guida introducono schede di controllo strutturate per siti web, documenti digitali e app mobile, basate sullo standard europeo EN 301 549 (lo standard europeo sui requisiti di accessibilità per prodotti e servizi ICT) e sulle WCAG 2.1. Non sono formalmente obbligatorie, ma sono lo strumento che AgID utilizzerà nelle verifiche — e che le aziende possono usare per dimostrare la propria conformità.

In pratica, stabiliscono un linguaggio condiviso tra chi produce servizi digitali e chi li controlla. Averle compilate, aggiornate e firmate digitalmente con marcatura temporale è la forma più concreta di tutela documentale per un'impresa.

Una nota tecnica: le Linee Guida fanno riferimento alle WCAG 2.1 e non alle 2.2, già pubblicate in italiano dal 2023. La scelta dipende dal fatto che la norma europea armonizzata non è ancora stata aggiornata. Non è un problema immediato, ma è utile saperlo.

Come funziona la vigilanza

L'11 marzo AgID ha attivato la piattaforma pubblica per le segnalazioni (segnalazioni.agid.gov.it). Qualsiasi consumatore può segnalare un problema indicando il servizio, il sito o l'app e il disagio riscontrato. Prima di qualsiasi procedimento sanzionatorio, AgID avvia un confronto diretto con l'azienda, che ha la possibilità di rispondere e intervenire.

In caso di inadempienza persistente, le sanzioni per le PMI vanno da 2.500 a 40.000 euro per singola violazione, a cui si possono aggiungere misure correttive come l'adeguamento forzato o la sospensione del servizio. Per le grandi aziende con fatturato medio triennale superiore a 500 milioni di euro, le sanzioni possono arrivare fino al 5% del fatturato.

Il cambiamento vero

Gli obblighi esistevano già. Quello che cambia con le Linee Guida è che ora esiste un quadro operativo completo per farli rispettare. AgID ha gli strumenti per agire, i consumatori hanno uno sportello a cui rivolgersi, le aziende sanno esattamente cosa ci si aspetta da loro.

Noi crediamo che l'accessibilità digitale non sia solo una questione di compliance. È una scelta di campo: decidere che i propri servizi funzionano per tutti, non solo per chi non ha difficoltà. Le Linee Guida sono un passo nella giusta direzione — perché accompagnano il mercato verso una transizione digitale che, finalmente, non lascia nessuno indietro. Per molte aziende questo significa iniziare da una domanda semplice: i nostri servizi digitali sono davvero accessibili a tutti?

Se vuoi capire da dove iniziare, siamo qui.

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