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Paolo Berro

25 maggio 2026

AccessibleEU cresce, ma all’Europa serve una vera governance dell’accessibilità

L'Europa ha scritto regole importanti sull'accessibilità, ma ha davvero costruito un sistema capace di farle applicare bene, ovunque e con la stessa qualità?

C'è una domanda che nel 2026 diventa sempre più difficile evitare: l'Europa ha scritto regole importanti sull'accessibilità digitale e non, ma ha davvero costruito un sistema capace di farle applicare bene, ovunque e con la stessa qualità?

La domanda non è teorica. Dopo l'entrata in applicazione dell'European Accessibility Act, dal 28 giugno 2025, imprese, enti, professionisti e autorità nazionali si trovano davanti a una fase nuova. Non basta più parlare di principi, inclusione e buone intenzioni. Ora bisogna capire come rendere accessibili servizi bancari, e-commerce, trasporti, comunicazioni elettroniche, e-book, terminali self-service e molti altri prodotti e servizi usati ogni giorno da milioni di persone.

In sintesi

L'European Accessibility Act è in vigore dal giugno 2025, ma applicare regole non basta a garantire accessibilità. Nel 2026 il dibattito europeo si concentra sull'evoluzione di AccessibleEU verso una possibile Agenzia europea, con funzione di governance, coordinamento e supporto agli Stati membri.

  • AccessibleEU ha dimostrato che una rete europea di competenze funziona: community of practice, biblioteca digitale e centinaia di eventi in pochi mesi.

  • La fase attuale chiede però di passare dalla condivisione di conoscenza alla governance: linee interpretative comuni, monitoraggio, supporto agli Stati membri.

  • Senza coordinamento europeo, il rischio è un'accessibilità formale ma diversa nei fatti, soprattutto per chi si muove tra Paesi diversi.

  • Per le aziende l'accessibilità sta diventando una componente strutturale di qualità, reputazione e governance, non più un obbligo episodico.

Dalla norma all'applicazione: il ruolo di AccessibleEU

Il problema è che una norma europea, da sola, non produce automaticamente accessibilità. Può indicare una direzione, fissare obblighi, creare responsabilità e armonizzare requisiti. Ma poi servono competenze, controlli, interpretazioni coerenti, formazione, strumenti operativi, monitoraggio e capacità di accompagnare il mercato. Altrimenti il rischio è quello che conosciamo bene: regole anche buone, ma applicate in modo disomogeneo, con aziende confuse, utenti poco tutelati e persone con disabilità ancora costrette a scontrarsi con gli stessi ostacoli di sempre.

È dentro questa tensione che va letto il dibattito europeo su AccessibleEU. Il Centro, promosso a livello europeo, nasce come spazio di competenza, formazione, buone pratiche e connessione tra esperti, istituzioni, organizzazioni e professionisti dell'accessibilità. Non è un dettaglio. In un settore in cui per anni si è proceduto troppo spesso per frammenti, iniziative isolate e conoscenze non condivise, avere un punto europeo di raccolta e diffusione delle competenze è un passo importante.

I risultati richiamati nel marzo 2026 durante il dibattito al Parlamento europeo sono significativi: una community of practice con migliaia di membri, centinaia di buone pratiche raccolte nella biblioteca digitale e centinaia di eventi organizzati. Numeri che raccontano una cosa semplice: in Europa esiste fame di competenze sull'accessibilità. Esiste una domanda crescente da parte di amministrazioni, imprese, tecnici, progettisti, sviluppatori, consulenti, associazioni e persone che hanno capito che l'accessibilità non è più un tema laterale.

Perché un centro di competenza, oggi, non basta più

Ma proprio il successo di AccessibleEU apre una seconda domanda: un centro di competenza è sufficiente?

La risposta più onesta è: probabilmente no. O, almeno, non più da solo. Perché la fase attuale non riguarda soltanto la diffusione della cultura dell'accessibilità. Riguarda l'applicazione concreta delle regole. E l'applicazione richiede anche governance.

La proposta di un'Agenzia europea per l'accessibilità

L'11 marzo 2026 il Parlamento europeo ha discusso il ruolo di AccessibleEU. Secondo quanto riportato dall'European Disability Forum, diversi membri del Parlamento europeo hanno sostenuto la richiesta del movimento europeo delle persone con disabilità: sviluppare questo centro fino a trasformarlo in una vera Agenzia europea per l'accessibilità, con una funzione regolatoria e di supporto più forte.

È una proposta importante, perché intercetta uno dei punti più fragili dell'attuale sistema europeo. L'accessibilità è ormai presente in molte politiche, ma spesso manca un centro istituzionale capace di garantire continuità, coordinamento e autorevolezza tecnica. L'European Accessibility Act, la Web Accessibility Directive, le strategie europee sulla disabilità, il digitale, i trasporti, l'intelligenza artificiale, le comunicazioni elettroniche e i servizi essenziali si muovono dentro un quadro sempre più ampio. Tuttavia, se ogni Stato membro interpreta, controlla e accompagna l'accessibilità in modo diverso, il risultato rischia di essere un'Europa accessibile sulla carta, ma non sempre accessibile nella vita reale.

Cosa cambierebbe per le persone e per il sistema

Per le persone con disabilità questo non è un problema astratto. Significa che lo stesso servizio può essere più o meno accessibile a seconda del Paese, dell'autorità competente, della sensibilità dell'azienda, della qualità dei fornitori o della presenza di esperti qualificati. Significa che un cittadino europeo può incontrare diritti diversi nella pratica, anche quando i principi dichiarati sono comuni. E significa che molte imprese, soprattutto quelle che operano in più Stati membri, possono trovarsi davanti a interpretazioni non sempre allineate, modelli diversi, richieste diverse e livelli di controllo differenti.

Una governance europea più forte potrebbe aiutare proprio qui. Non per sostituire le autorità nazionali, ma per supportarle. Non per complicare il sistema, ma per renderlo più coerente. Non per creare un nuovo livello burocratico, ma per dare all'accessibilità quella continuità tecnica e politica che oggi rischia di mancare.

Un'Agenzia europea per l'accessibilità potrebbe offrire linee interpretative comuni, raccogliere dati, monitorare l'attuazione delle norme, sostenere gli Stati membri, favorire la formazione delle autorità, supportare le imprese, promuovere standard tecnici, valorizzare le buone pratiche e coinvolgere stabilmente le organizzazioni delle persone con disabilità. Potrebbe diventare il luogo in cui l'accessibilità non viene trattata come un tema occasionale, ma come una politica strutturale dell'Unione europea.

Accessibilità digitale e intelligenza artificiale: la prossima frontiera

Questo punto è decisivo anche per il mondo digitale. L'accessibilità digitale evolve rapidamente. Cambiano le tecnologie, cambiano le interfacce, cambiano i servizi, cambiano i modelli di autenticazione, cambiano le piattaforme, cambiano gli strumenti di intelligenza artificiale. Un sistema di governance debole rischia di arrivare sempre dopo. Al contrario, una governance competente può aiutare istituzioni e mercato ad anticipare i problemi, non solo a correggerli quando hanno già prodotto esclusione.

Pensiamo all'intelligenza artificiale. Sempre più servizi digitali integrano chatbot, sistemi automatici di assistenza, riconoscimento vocale, profilazione, strumenti predittivi e interfacce conversazionali. Se questi sistemi non sono progettati con criteri di accessibilità, possono creare nuove barriere, meno visibili ma molto concrete. Una persona cieca può non riuscire a interagire con un assistente virtuale non compatibile con lo screen reader. Una persona con difficoltà cognitive può non comprendere risposte ambigue o procedure troppo complesse. Una persona con disabilità del linguaggio può essere esclusa da sistemi pensati solo per un certo tipo di voce o interazione.

Oltre la pagina web: ripensare l'intero ecosistema del servizio

Lo stesso vale per i documenti digitali, i servizi bancari, l'e-commerce, i trasporti, la sanità, la formazione online e le comunicazioni elettroniche. L'accessibilità non può più essere confinata alla pagina web vista come oggetto isolato. Deve riguardare l'intero ecosistema del servizio: interfacce, contenuti, documenti, notifiche, assistenza, pagamenti, identità digitale, sicurezza, privacy e canali alternativi.

Per le aziende: dall'accessibilità reattiva alla cultura organizzativa

In questo scenario, AccessibleEU ha il merito di aver dimostrato che una rete europea di competenze è possibile. Ma la discussione del 2026 ci dice che forse è arrivato il momento di fare un passo ulteriore: passare dalla sola condivisione di conoscenza a una capacità più forte di indirizzo, coordinamento e accompagnamento.

Per le aziende, questa evoluzione dovrebbe essere letta con attenzione. L'accessibilità non sarà sempre più un tema da affrontare solo quando arriva una richiesta, una segnalazione o un rischio di sanzione. Diventerà una componente stabile della qualità digitale, della reputazione, della governance e della gestione del rischio. Chi opera su più mercati europei dovrà imparare a ragionare in modo più maturo, collegando normativa, standard tecnici, processi interni e verifiche reali.

Anche qui realtà specializzate come Accessiway possono avere un ruolo importante. Non perché l'accessibilità si risolva delegando tutto a un consulente esterno, ma perché le organizzazioni hanno bisogno di competenze solide per orientarsi in un quadro che sta diventando più esigente. Servono audit seri, test manuali, conoscenza della norma EN 301 549, capacità di leggere i flussi utente, supporto alla governance, formazione dei team e accompagnamento continuo. In altre parole, serve passare dalla correzione episodica degli errori a una vera cultura organizzativa dell'accessibilità.

L'Europa entra nella fase adulta dell'accessibilità

La crescita di AccessibleEU e la proposta di una possibile Agenzia europea raccontano quindi qualcosa di più grande di un semplice dibattito istituzionale. Raccontano che l'Europa sta entrando nella fase adulta dell'accessibilità. La fase in cui non basta più dire che l'inclusione è un valore. Bisogna dimostrare che esistono strumenti, competenze, responsabilità e controlli per renderla effettiva.

È una sfida difficile, ma anche una grande opportunità. Perché un'Europa più accessibile non è utile solo alle persone con disabilità. È un'Europa più semplice, più chiara, più usabile, più innovativa e più giusta per tutti. AccessibleEU ha mostrato che la conoscenza può circolare. Ora la domanda è se l'Europa sarà capace di trasformare questa conoscenza in governance.

E questa, nei prossimi anni, potrebbe essere una delle vere differenze tra un'accessibilità promessa e un'accessibilità realmente garantita.

Vuoi preparare la tua organizzazione a una fase europea più esigente sull'accessibilità? In Accessiway affianchiamo aziende e amministrazioni con audit conformi alla EN 301 549, formazione interna e monitoraggio continuo, per passare da una conformità episodica a una vera cultura organizzativa dell'accessibilità.

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