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19 agosto 2026

Sanità digitale e accessibilità: le regole ci sono, ora serve applicarle ogni giorno

Poter leggere da soli il proprio referto o gestire i propri dati non dovrebbe essere considerato un vantaggio riservato a chi utilizza facilmente la tecnologia. È parte della qualità di un servizio pubblico.

La sanità è sempre più digitale. Prenotiamo visite online, consultiamo referti dal Fascicolo sanitario elettronico, riceviamo prescrizioni sul telefono, cambiamo il medico attraverso un portale e iniziamo a utilizzare servizi di telemedicina che fino a pochi anni fa sembravano ancora lontani. È un cambiamento importante, spesso molto utile. Ma c'è una domanda che dovrebbe accompagnare ogni nuovo servizio: tutti riescono davvero a utilizzarlo?

Per una persona cieca che usa uno screen reader, per chi non può utilizzare il mouse, per una persona con disabilità motoria, uditiva, cognitiva o con difficoltà legate all'età, anche un piccolo errore di progettazione può diventare una barriera enorme. Un pulsante che la tecnologia assistiva non riconosce, un modulo che non si riesce a compilare dalla tastiera, un codice di verifica difficile da gestire, un PDF privo di una struttura corretta possono impedire di prenotare una visita o leggere autonomamente un referto. E quando si parla di salute, non si tratta semplicemente di un sito fatto bene o male.

Il quadro normativo di riferimento

Le regole, in realtà, esistono da tempo. In Italia il riferimento fondamentale è la Legge 4/2004 (Legge Stanca) sull'accessibilità degli strumenti informatici. A livello europeo si aggiungono la Direttiva (UE) 2016/2102 per i siti e le applicazioni mobili degli enti pubblici e, sul piano tecnico, la EN 301 549, la norma europea che definisce i requisiti di accessibilità dei prodotti e dei servizi ICT. Dal giugno 2025 è inoltre pienamente applicabile l'European Accessibility Act per i prodotti e i servizi che rientrano nel suo campo di applicazione. Parallelamente l'European Health Data Space sta costruendo un quadro comune europeo per rendere più semplice e sicuro l'accesso ai dati sanitari elettronici.

Il punto, quindi, non è più capire se l'accessibilità debba essere garantita. Il vero problema è riuscire a farlo nella pratica, tutti i giorni e lungo l'intero percorso digitale del cittadino.

Cosa dicono i dati europei

I dati europei mostrano una situazione che sta migliorando. Il Digital Decade eHealth Indicator Study 2026 della Commissione europea assegna ai servizi sanitari digitali dell'Unione un livello medio di maturità dell'87%, in crescita rispetto agli anni precedenti. Per quanto riguarda l'accessibilità dei servizi che permettono di consultare i propri dati sanitari elettronici, 22 Paesi europei su 27 risultano allineati alle indicazioni previste dalla normativa europea sul web pubblico. È sicuramente un buon segnale, ma va letto con attenzione: nella valutazione possono rientrare anche servizi dichiarati soltanto parzialmente conformi. Essere presenti online, quindi, non significa necessariamente essere pienamente accessibili.

Il caso italiano: un sistema frammentato per Regioni

In Italia la questione è resa ancora più complessa dall'organizzazione regionale della sanità. Fascicoli sanitari, portali di prenotazione, applicazioni e servizi possono cambiare da una Regione all'altra e, qualche volta, perfino tra aziende sanitarie dello stesso territorio. La conseguenza è che anche l'esperienza digitale del cittadino può essere molto diversa. Una funzione semplice e accessibile in una Regione può risultare più complessa in un'altra. Il rischio è evidente: l'autonomia digitale di una persona con disabilità non dovrebbe dipendere dal suo codice di avviamento postale.

Le barriere più comuni nei servizi sanitari digitali

Molti dei problemi che si incontrano sono apparentemente piccoli: un contrasto insufficiente, il focus della tastiera che non si vede, informazioni trasmesse soltanto attraverso il colore, campi di un modulo senza un'etichetta corretta, messaggi di errore difficili da comprendere, documenti PDF non strutturati. Sono criticità che AgID continua a rilevare nelle attività di monitoraggio dell'accessibilità della Pubblica Amministrazione. Ma in sanità il loro peso cambia completamente: dietro a quel pulsante potrebbe esserci una prenotazione, dietro a quel PDF un referto, dietro a quel modulo la richiesta di una prestazione.

Perché i test automatici non bastano

C'è poi un altro equivoco che sarebbe utile superare definitivamente: l'accessibilità non può essere verificata soltanto da un software automatico. Gli strumenti di scansione sono utilissimi, ma riescono a controllare soltanto una parte dei requisiti. Il monitoraggio AgID distingue infatti le verifiche automatiche da quelle approfondite, che comprendono controlli manuali, analisi del codice e prove con tecnologie assistive. È proprio qui che emerge la differenza tra una conformità soltanto dichiarata e un servizio che una persona riesce realmente a utilizzare.

I limiti delle soluzioni "rapide"

Lo stesso vale per le soluzioni rapide che promettono di rendere accessibile un sito senza intervenire sul progetto o sul codice. In un settore delicato come quello sanitario, pensare di risolvere l'accessibilità aggiungendo semplicemente uno strumento sopra un servizio già esistente significa affrontare il problema dalla parte sbagliata. Le barriere devono essere eliminate alla fonte.

La strada da seguire

La strada da seguire è meno spettacolare, ma molto più efficace. Significa:

  • progettare servizi accessibili fin dall'inizio;

  • effettuare audit periodici sulla base della EN 301 549;

  • combinare controlli automatici e verifiche manuali;

  • utilizzare realmente screen reader, tastiera e altre tecnologie assistive durante i test;

  • coinvolgere persone con diverse disabilità;

  • formare chi sviluppa e chi pubblica contenuti;

  • rendere accessibili anche documenti e comunicazioni;

  • inserire requisiti chiari e verificabili nei capitolati e nei contratti con i fornitori.

Un impegno continuo, non un traguardo

Ed è necessario continuare a controllare. L'accessibilità non è un risultato che si raggiunge una volta per tutte. Un nuovo aggiornamento, un componente aggiunto al portale o un documento pubblicato senza attenzione possono introdurre nuove barriere anche in un servizio che fino al giorno prima funzionava bene.

La vera sfida della sanità digitale

È forse questa la sfida più importante della sanità digitale dei prossimi anni. Non dobbiamo soltanto riuscire a fare online sempre più cose: dobbiamo fare in modo che nessuno perda autonomia proprio mentre i servizi diventano più digitali.

Poter leggere da soli il proprio referto, prenotare una visita senza chiedere aiuto, comprendere un'informazione sanitaria o gestire i propri dati non dovrebbe essere considerato un vantaggio riservato a chi utilizza facilmente la tecnologia. È parte della qualità di un servizio pubblico.

Per arrivarci servono competenze vere: normativa, progettazione, sviluppo, user experience, documenti digitali, tecnologie assistive e conoscenza delle esigenze delle persone. Perché nella sanità pubblica l'accessibilità non dovrebbe essere l'ultimo controllo fatto prima di pubblicare un servizio. Dovrebbe essere una delle prime domande da porsi quando quel servizio viene progettato.

Paolo Berro

Tra l'ingresso in azienda e l'accesso ai ruoli decisionali delle persone con disabilità continua a esistere uno spazio difficile da attraversare. 

Inclusione E Csr

Redazione

Una breve guida ai percorsi professionali di certificazione per chi desidera diventare un esperto di accessibilità a livello locale o internazionale.

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Una soluzione rapida che promette di garantire conformità chi la implementa... ma sarà davvero così. Parliamo di widget e accessibilità: perché sono utili, a chi e quando, invece, potrebbero portare a un gap da colmare.

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