"Disabili" o "diversamente abili": cos'è meglio usare?

"Disabili" o "diversamente abili": cos'è meglio usare?

Relazionarsi con la disabilità non è facile, soprattutto per chi si ritrova alle prime esperienze con persone con disabilità. Si cammina infatti sempre in bilico tra le gaffe e il pietismo senza confini. Il principale problema riguarda il linguaggio da usare: “disabile”, “diversamente abile”, “persona con disabilità”, “handicappato”, “invalido” e via dicendo. Esistono moltissime espressioni per descrivere la disabilità, ma non tutte sono corrette. Vediamo quindi se è meglio usare “disabili” o “diversamente abili”.

Le distinzioni dell’OMS in materia di disabilità

L’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1980 distingueva fra:

  • Disabilità (disability): qualsiasi limitazione o perdita (conseguente a menomazione) della capacità di compiere un’attività nel modo o nell’ampiezza considerati normali per un essere umano”;
  • Menomazione (impairment): “perdita o anormalità a carico di una struttura o di una funzione psicologica, fisiologica o anatomica”;
  • Handicap: “condizione di svantaggio, conseguente a una menomazione o a una disabilità, che in un certo soggetto limita o impedisce l’adempimento del ruolo normale per tale soggetto in relazione all’età, al sesso e ai fattori socioculturali”.


Nel 1999 si compie uno step ulteriore, eliminando l’espressione “handicap” dai documenti ufficiali e passando, nel 2001, a una classificazione in cinque categorie, che compongono la classificazione ICF:

  • Funzioni corporee: funzioni fisiologiche dei sistemi corporei, compreso quelle psicologiche;
  • Strutture corporee: parti anatomiche del corpo;
  • Attività: compiere azioni o svolgere compiti;
  • Partecipazione: coinvolgimento in attività quotidiane;
  • Fattori ambientali: contesto fisico e sociale, atteggiamenti e cultura che possono incidere sulla vita dell'individuo, la sua inclusione e partecipazione, le sue possibilità.

La combinazione di questi fattori porta a considerare la possibilità di un individuo di vivere la sua quotidianità, valutando le difficoltà che incontra nella vita di tutti i giorni.


La Commissione Europea descrive la disabilità come:

“L'insieme di condizioni potenzialmente restrittive derivanti da un fallimento della società nel soddisfare i bisogni delle persone e nel consentire loro di mettere a frutto le proprie capacità”.

“Disabili” o “Diversamente abili”?

Detto quanto sopra, è utile passare al succo del nostro post. "Disabili" o "diversamente abili": cos'è meglio usare?


La parola “disabile” è composta dalla parola “abile”, ossia capace di fare cose, e dal prefisso “dis”, derivante dal greco “dys”, che esprime una mancanza o una negatività. Ad esempio, un futuro distopico è un futuro dai contorni foschi, preoccupante.


Per questa ragione, è meglio non usare la parola “disabile”, in quanto carica di un significato negativo che non si addice alla vita delle persone con disabilità.

“Diversamente abili”, al contrario, indica la possibilità delle persone con disabilità di esprimere tutte le loro capacità, qualora fosse creato intorno a loro un contesto adatto per farlo. La disabilità va infatti intesa non come una malattia, ma come una condizione momentanea di difficoltà, rimovibile creando un contesto più inclusivo. Ad esempio, installando AccessiWay sul tuo sito web, per renderlo accessibile.



Ecco perché il termine più appropriato è “persona con disabilità”, in grado di esprimere le difficoltà della persona, in attesa di un futuro inclusivo e accessibile che consenta a tutti di vivere una vita al meglio delle proprie possibilità.

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